La passione per le auto classiche non ha confini, ma esistono luoghi definiti nello spazio e sospesi nel tempo che conservano l'essenza di questa passione.
Sono i luoghi di Heritage.
La presenza ai principali eventi del settore è un'occasione imperdibile per ammirare da vicino vetture leggendarie che hanno segnato generazioni di appassionati.
Resta sempre aggiornato con le ultime news, non perderti le collaborazioni più recenti e scopri i retroscena e gli aneddoti nelle interviste agli addetti ai lavori.
La storia di quattro grandi brand dell'automobilismo italiano
Dai modelli più rappresentativi ai personaggi più vincenti e rivoluzionari, dagli eventi che hanno rappresentato, questa sezione racconta e celebra i pilastri di Alfa Romeo, Fiat, Lancia e Abarth.
Reloaded by creators è il progetto di Heritage che prevede la vendita di un numero limitato di vetture classiche dei brand Alfa Romeo, Fiat, Lancia, Abarth: modelli storici, dall'autenticità certificata e riportati alla bellezza originaria direttamente dalla Casa Madre.
Nei primi anni Trenta l’Alfa Romeo domina i Gran Premi con la brillante Tipo B. Vince sin dall’esordio ed evolve negli anni fino a raggiungere i 330 CV per una velocità massima di 275 km/h. A pieno titolo è una delle pietre miliari della storia sportiva dell’Alfa Romeo.
Alla fine del 1931 Vittorio Jano viene incaricato di realizzare la monoposto Tipo B (in seguito ribattezzata P3), naturale evoluzione della Tipo A con cui i piloti del calibro di Nuvolari e Campari avevano già ottenuto importanti successi. Il progetto si rivela complesso da un punto di vista tecnico, ma dà origine ad una vettura imbattibile.
La Tipo A era dotata di due motori in linea disposti parallelamente e accoppiati a due cambi, soluzione potente ma particolarmente laboriosa da mettere a punto. La nuova creatura, invece, impiega un solo 8 cilindri in linea costituito da due blocchi con teste fisse in lega d’allumino, ciascuno col suo albero a camme in testa: una cascata di ingranaggi collocata tra i due blocchi provvede al movimento di entrambi. Il “doppio 4 cilindri” è alimentato da due carburatori e sovralimentato con due compressori volumetrici coassiali tipo Roots mossi sempre dalla cascata d’ingranaggi centrale. Il propulsore ha una cubatura di 2.654 cm3 e sviluppa una potenza massima di 215 cavalli a 5.600 giri/minuto.
La trasmissione - in particolare il gruppo differenziale e semiassi - presenta una configurazione peculiare. Il motore è collocato in posizione anteriore longitudinale, con frizione multi disco a secco e il cambio a quattro marce. Dall’uscita del differenziale, che è a ridosso del cambio, partono i due semiassi disposti a “V” che trasmettono il moto alle ruote posteriori attraverso coppie coniche di ingranaggi. La soluzione studiata da Jano consente di collocare il sedile del pilota all’interno della V dei due semiassi abbassando così il baricentro della vettura.
ALFA ROMEO P3 (Tipo B) - 1932
ALFA ROMEO P3 (Tipo B) - 1932
MOTORE
8 cilindri in linea, anteriore longitudinale, doppio blocco, 2 testate in alluminio, 2 alberi a camme in testa, 2 carburatori con 2 compressori tipo Roots, 2654 cm³
POTENZA
215 CV a 5.600 giri/minuto
VELOCITÀ
232 km/h
PESO
700 kg
DESIGN
Alfa Romeo
CARROZZERIA
Grand Prix
L’esordio vincente avviene a Monza, al Gran Premio d’Italia del 1932: Nuvolari domina la competizione dando inizio alla lunga serie di vittorie che faranno della P3 una delle Alfa Romeo più vincenti di sempre.
L’edizione del Gran Premio d’Italia del 1932 vede l’impiego del tracciato originale del Circuito di Monza, con l’uso della pista stradale e dell’anello dell’alta velocità per un totale di 10 chilometri a giro. In cinque ore di gara, dopo 83 giri, TazioNuvolari domina doppiando anche la nuova Maserati V5 16 cilindri di Fagioli, che giunge secondo. È l’inizio di una lunga serie di vittorie - nel 1932 Nuvolari conquista anche il Campionato Automobillistico Internazionale - che spinge l’Alfa Romeo a proseguire nel costante sviluppo della monoposto.
Nel 1934 il motore sale a 2.905 cm3 e la potenza a 255 cavalli. Nel corso della stagione successiva la gestione passa alla Scuderia Ferrari che modifica le sospensioni e l’impianto frenante, che diventa a comando idraulico: la cilindrata viene ulteriormente incrementata a 3.165 cm3 e il motore sviluppa 265 cavalli. L’ultima evoluzione fa il suo esordio al Gran Premio di Francia nel 1935: 3.822 cm3 dai quali scaturiscono 330 cavalli.
Il Gran Premio di Germania del 1935 entra a buon diritto nella storia dell'automobilismo sportivo per la clamorosa vittoria di Nuvolari, forse la più significativa nella carriera del pilota mantovano, che riesce a imporsi sul circuito del Nurburgring battendo le agguerrite Mercedes e Auto Union proprio in terra tedesca.
In quegli anni, oltre alle poche gare valevoli per il Campionato europeo di automobilismo, venivano organizzati numerosi Gran Premi - altrettanto importanti e prestigiosi - che si svolgevano un po’ in tutt’Europa. È il caso dell’unica edizione del Gran Premio di Montreux, in Svizzera, che vede il 3 giugno 1934 vincere il Conte Carlo Felice Tossi al volante dell’Alfa Romeo P3 della Scuderia Ferrari.